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viernes, enero 06, 2012

augurios !!

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La leggenda della Befana






Tanto tanto tempo fa, la Befana era soltato una vecchina piena di acciacchi per l'età e passava le sue giornate facendo calze, calzine e calzettoni per i bambini del paese.

Viveva sola in una casetta di legno vicino al grande bosco di querce e castagni ma non sentiva la solitudine perchè ogni mattina appena si alzava sbriciolava il pane secco e lo sistemava sul davanzale della finestra, poi chiamava gli uccelli del bosco battendo fra loro due cucchiaini.

Passeri, merli ma anche picchi e fringuelli, tortore e pettirossi arrivavano immediatamente a far colazione e siccome non avevano paura di quella minuscola vecchina mangiavano anche dalle sue mani e cantavano per ringraziarla.

Accadde un Natale che la povertà si fosse impadronita del paese e non si trovava quasi più nulla da mangiare; non solo mancavano dolci e torroni, mancava proprio tutto, c'era giusto un pezzo di pane al giorno a testa e niente più, tanto che i bambini erano magri e tristi quasi non avevano nemmeno la forza per giocare.

La vecchina lasciava il suo unico tozzo di pane agli amici uccellini ma avrebbe voluto fare qualcosa anche per i bambini, e non solo calze, calzine e calzettoni che lo sapeva bene, non si possono mica mangiare.

La situazione era grave davvero e gli uccelli del bosco si riunirono in gran consiglio sopra i rami della quercia più alta. " C'è bisogno di noi !" cinguettarono , " siamo qui per questo " fischiarono in coro tutti daccordo: bisognava chiedere un favore alla fata Primavera che passava l'inverno dormendo nel grande nido che proprio gli uccelli le avevano regalato.

Così fecero e volarono dalla fata che riposava tranquilla e non sapeva nulla di quanto stava accadendo.

Tutti in coro gli uccelli cantarono il canto della primavera che si sveglia come facevano ogni anno verso la fine di marzo;

non era marzo ma era proprio un'emergenza !

E la fata Primavera si destò tutta infreddolita e ancora piena di sonno; allora si fece avanti il pettirosso, le si posò su di una mano e le spiegò quanto grave fosse la situazione.

Già faceva meno freddo quando la fata Primavera spiegò le sue idee cantando: "Ogniun di voi doni una piuma e poi l'aggiunga alla scopa che volare così potrà, nessuna calza vuota sarà, il mio cuore le riempirà !".

Appena pronunciate tali parole la fata si riaddormentò perchè era ancora invernoe riusciva a malapena a tenere aperti gli occhi.

Gli uccelli che si fidavano di lei le ubbidirono immediatamente e ogniuno si staccò una piuma e la nascose nella scopa della vecchina proprio come aveva detto la fata, poi si misero in attesa di quello che sarebbe successo.

La sera della vigilia dell'Epifania la vecchina si accorse con sorpresa che le calze erano diventate addirittura una montagna, fece per metterle nel solito sacco per portarle in paese l'indomani e scoprì che non erano vuote, ma piene di ogni bendidio, e che più ne infilava nel sacco, più ce ne entravano, non solo, quando si avvicinò alla scopa la vide sollevarsi come fosse un uccello.

Allora la scopa parlò e aveva la voce gentile di fata Primavera: "Sali a cavalcioni che voleremo insieme per portare ai bambini tutte queste calze prima che faccia giorno."

La vecchina ubbidì e fu così che per un giorno all'anno divenne la Befana.

Per il resto continuò a sferruzzare calze di tutti i tipi e naturalmente, a mettere le briciole di pane sul davanzale.


Biscotti della befana





Ingredienti (per 6 persone):


Farina: gr. 500

Zucchero: gr. 300

Burro: gr. 150

4 uova

Mezzo bicchiere di latte

Una bustina di lievito

Un bicchierino di rhum o anisetta

Scorza d'arancia

Anacini (confettini colorati)

Poco sale


Preparazione

Fate un cratere con la farina e impastatela con il burro morbido, lo zucchero, 3 uova, un cucchiaino di scorza d'arancia o di limone grattata, il lievito, il liquore e un pizzico di sale. Bagnate con un po' di latte in modo da avere un composto liscio, lavorate velocemente, fatene una palla e lasciate riposare l'impasto per circa mezz'ora al fresco o in frigo. Stendete l'impasto con il matterello dandogli uno spessore di circa 4 millimetri. Tagliatelo quindi con le apposite forme a forma di trifogli, animali, cuori, stelle, etc...Imburrate una teglia e metteteci i befanini, spennellateli con l'uovo sbattuto e cospargeteli con i confettini colorati. Cuoceteli in forno caldo per circa 20 minuti, finchè non avranno assunto un bel colore tra il dorato e il nocciola.

I RE MAGI




Gasparre, Melchiorre e Baldassarre

Storia della festa dell'Epifania


La storia dei re Magi è una leggenda che nasce molto lontano, in terre esotiche e ricche di antiche tradizioni, ispirata all'oracolo di Balaam, identificato con Zoroastro, che aveva annunciato che un astro sarebbe spuntato da Giacobbe e uno scettro da Israele.

I tre misteriosi personaggi sono menzionati solo nel Vangelo di Matteo che parla dei Magi che dall'Oriente arrivarono a Gerusalemme durante il regno di Erode alla ricerca del neonato Re dei Giudei.

Tutte le notizie che abbiamo sui Magi ci vengono dai Vangeli Apocrifi e da ricostruzioni e ragionamenti postumi.

Dal Vangelo di Matteo abbiamo solo riferimenti ai tre doni, l'oro, l'incenso e la mirra; il numero tre ha una forte valenza simbolica, per alcuni indicherebbe le tre razze umane, discendenti dai tre figli di Noè, Sem, Cam e Iafet.

Il nome dei Re Magi

Un aspetto della storia dei magi è il loro nome.
La religione cristiana attribuisce ai magi i nomi di Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, ma non tutte le fonti sono concordi.

Nel complesso monastico di Kellia, in Egitto, sono stati rinvenuti i nomi di Gaspar, Melechior e Bathesalsa.

Melchiorre sarebbe il più anziano e il suo nome stesso deriverebbe da Melech, che significa Re.

Baldassarre deriverebbe da Balthazar, mitico re babilonese, quasi a suggerire la sua regione di provenienza.

Gasparre, per i greci Galgalath, significa signore di Saba.

Un accenno a questi mitici re lo troviamo anche in Marco Polo:"...in Persia è la città che è chiamata Saba da la quale partirono tre re che andaron ad adorare Dio quando nacque..."

Secondo numerose leggende i tre magi giunsero a Betlemme 13 giorni dopo la nascita del Cristo.

L'origine dei Re Magi

Originari dell'altopiano iranico i magi erano sciamani legati al culto degli astri e, successivamente, sacerdoti del dio Ahura Mazda il protettore di tutte le creature.

Studiosi di astronomia, seguendo la lettura del cielo, avevano riconosciuto in Cristo uno dei loro "Saosayansh", il salvatore universale, diventando così loro stessi, "l'anello di congiunzione" tra la nuova religione nascente, il cristianesimo, e i culti misterici orientali, come il mazdaismo e il buddismo.

Ancora oggi il culto del magi non è dimenticato, la leggenda narra che i resti mortali dei Re Magi furono recuperati in India da Sant'Elena e poi portati a Costantinopoli.

Nel 1034 pare che queste reliquie fossero trasportate a Milano in un'arca e depositate nella chiesa di Sant'Eustorgio, ricca di simbolismi legati ai tre re e ancora oggi luogo di pellegrinaggio.

La simbologia dei doni dei Re Magi

I doni dei Magi hanno un significato: fanno riferimento alla duplice natura di Gesù, quella umana e quella divina: l'oro perché è il dono riservato ai Re e Gesù è il Re dei Re, l'incenso, come testimonianza di adorazione alla sua divinità, perché Gesù è Dio, la mirra, usata nel culto dei morti, perché Gesù è uomo e come uomo, mortale.

Dai doni dei Re Magi a Gesù, proviene la tradizione di portare dolci e giocattoli ai bambini: questa tradizione si incrocia con la leggenda della Befana che racconta come i Re Magi, durante il viaggio verso Betlemme, si fermarono alla casa della vecchietta e la invitarono ad unirsi a loro.

La Befana declinò l'invito e lasciò partire i Magi da soli, ma poi ripensandoci, decise di seguirli.

Non riuscendo a ritrovarli, nel buio della notte, da allora, lascia a tutti i bambini un dono, sperando che fra quei bambini ci sia Gesù.

La tomba dei Re Magi

Meno conosciuta è la sorte dei re Magi dopo la loro morte.

Una cronaca dell'epoca (IV secolo), riferisce che le sacre reliquie, risposte dentro una cassa di legno, avvolti in tessuti intrisi di profumi e di mirra, vennero portati a Milano da Sant'Eustorgio al ritorno da un suo viaggio a Costantinopoli.

I corpi dei Re Magi erano intatti, essendo stati trattati con balsami e spezie, e mostravano dal volto e dalla capigliatura età differenti: il primo sembrava avere 15 anni, il secondo 30 e il terzo 60 anni.

L'antica chiesa dove la tradizione vuole che fosse battezzato San Barnaba, il primo vescovo della città, venne ampliata dal vescovo Eustorgio per ospitare la reliquia che venne riposta in un'arca romana di marmo sormontato dalla stella e dalle tre corone, con l'epigrafe “Sepulcrum trium Magorum”.

Le avventure delle reliquie dei Re Magi

La testimonianza della custodia nella Chiesa di Sant'Eustorgio a Milano si trova nella iscrizione di antichissima data, sul lato sinistro (guardando la facciata della chiesa), che dice:"Basilica Eustorgiana titulo Regibus Magis” che attesterebbe la presenza dei corpi dei Re Magi.

In oltre, la chiesa ambrosiana, nel calendario e nei libri liturgici, di prima del X secolo, viene chiamata Basilica dei Re.

Nel 1164 durante l'assedio di Federico Barbarossa, i resti dei Re Magi furono trafugati e trasportati a Colonia, dove venne costruita una bellissima Basilica per contenerli e dove ora riposano.

Grande fu lo sconforto dei cittadini alla notizia, e Milano tentò più volte di riaverle, ci provò anche Ludovico il Moro nel 1434 ma inutilmente.

Solo il cardinal Ferrari, agli inizi del secolo scorso, riuscì ad ottenere parte delle ossa ora collocate in un prezioso tabernacolo sopra l'altare dei Magi.