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jueves, agosto 25, 2011

Articoli in Italiano Il linguaggio nel Medioevo






Nel medioevo si continua, sulla scia di Aristotele, a identificare la metafisica con la logica, cercando di stabilire l'origine ontologica dei predicati universali, laddove i testi aristotelici apparivano lacunosi.[27] Si sostiene che la logica è la scienza del linguaggio (scientia sermonicinalis)[28] dando così l'avvio allo studio approfondito di quei fenomeni che rendono il linguaggio ambiguo: in particolare ci si interessa delle parole sincategorematiche, cioè dei termini come e, o, non, se, ogni, che non possono assumere la posizione nel periodo del soggetto, come i sostantivi, i verbi ecc., ma sono co-significanti, modificando in modo rilevante il significato delle parole con le quali si uniscono.

Si sviluppò così un attento studio sui sofismi e sui cosiddetti esponibili, su quelle frasi cioè ambigue e oscure per la presenza di sincategorematici e venne definita la teoria della suppositio, cioè l'interpretazione che un termine assume a seconda del contesto in cui è usato.

Nelle università rinasce lo studio della grammatica (e della sintassi): viene ritenuta uno strumento basilare per ragionare, poiché il significato e il comportamento delle parole rispecchiano il pensiero e il pensiero rispecchia la realtà. All'ombra di Aristotele sorgono i grandi scontri filosofici sulle "categorie", ossia le generalizzazioni e le classi di oggetti che le parole rappresentano. Alcuni pensatori, come Roscellino e in parte Abelardo, criticano la divisione del reale operata dal linguaggio: le categorie sono pure illusioni, "flatus vocis", la realtà è piuttosto un insieme di individui diversi e "irriducibili".