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martes, febrero 21, 2012

L'AQUILA E IL MISTERO DEI TEMPLARI






Il segreto dei Templari nascosto a l’Aquila?

E' questa una delle leggende che più spesso ritornano nel racconto della storia della città e dei suoi monumenti, indissolubilmente legata alla vita e alle opere di Celestino V, il Papa della Perdonanza che proprio a l'Aquila scelse di essere incoronato. Chissà se in occasione del terribile sisma che ha colpito la città ed i suoi abitanti, non si scopriranno conferme o smentite di questa leggenda, o se le tracce di questo passato misterioso non andranno perse per sempre.


Testimonianze templari a l'Aquila
Dopo la prima Crociata (1096), molti dei cavalieri tornarono in Europa, lasciando la Terra Santa nelle mani dei predoni. Nel 1099 Ugo di Payns, originario della cittadina francese di Champagne, insieme al suo compagno d'armi Goffredo di Saint-Omer e ad altri sette cavalieri raggiunsero Gerusalemme divenendo custodi del Sepolcro di Gesù, e dando inizio ad uno dei più antichi ordini religiosi cavarellereschi cristiani, quello dei Pauperes commilitones Christi templique Salomonis (Poveri Compagni d'armi di Cristo e del Tempio di Salomone), meglio noti come Cavalieri templari o semplicemente Templari.
Ma il vero compito di questi uomini andava ben oltre la protezione dei pellegrini europei giunti in Terra Santa, essi infatti si dedicarono alla ricerca dei tesori del Tempio di Gerusalemme, reliquie dai poteri immensi, andate perdute nel corso dei secoli. E’ in questo modo che i Templari entrarono in possesso di oggetti e documenti importanti, che si impegnarono a custodire e tramandare in segreto.

La leggenda racconta che i Templari nascosero parti dei loro tesori in vari luoghi segreti, alcuni dei quali si trovano in Italia. E proprio a l’Aquila, diverse sarebbero le tracce del passaggio e della presenza dei Templari.

A Fossa, a pochi km da l’Aquila, si trova la chiesa di S. Maria Ad Criptas del XIII sec. i cui affreschi presentano molti riferimenti ai “tesori” e ai misteri in mano all’ordine cavalleresco. Nella sequenza pittorica della Flagellazione, la Crocefissione e la Deposizione di Gesù, è infatti raffigurata la Sacra Sindone, una delle reliquie sicuramente custodite dai Templari in quegli anni. Nella scena della Flagellazione inoltre, si vede un Gesù molto alto, più alto rispetto ai suoi contemporanei, così come sarebbe indicato dalle tracce presenti sulla Sacra Sindone. Allo stesso modo, nella Crocefissione il corpo di Gesù rispecchia perfettamente, nell’allineamento e nella postura, quello rappresentato nella Sacra Sindone. Infine, nella Deposizione di Gesù, colpiscono la posizione della testa, e ancor più quella del pollice piegato, che sembra proprio rispecchiare quella dell’impronta sindonica.
Sembrerebbe quindi che colui che ha dipinto questi affreschi abbia avuto modo di vedere la Sacra Sindone.
Ma non è tutto. In un altro affresco, vicino il tetto della chiesa, le vesti di San Giorgio e San Martino sono quelle tipiche dei Templari, dai colori bianco e rosso.

Le analogie tra l'Aquila e Gerusalemme: la pianta delle due città e il numero 99
L’Aquila sarebbe stata costruita nel 1200 sulla stessa pianta di Gerusalemme, la città in cui si trovava il Tempio di Re Salomone, custode di un immenso tesoro.
Due città uguali costruite per tramandare e proteggere un segreto simile, lo stesso tesoro?

Molte le analogie, come evidenziano studi recenti pubblicati da Luca Ceccarelli e Paolo Cautilli.
Le due città sorgono su colline, l’Aquila a 721 m. s.l.m., Gerusalemme a 750 m. s.l.m.
Ponendo a confronto le mappe del centro storico delle due città, si ottiene una sovrapposizione alquanto precisa, che vede corrispondere il Sud de l’Aquila al Nord di Gerusalemme.
Sin dall’epoca dei romani, Gerusalemme era divisa in quattro quartieri che oggi sono quello cristiano, quello musulmano, quello ebraico e quello armeno. Anche l’Aquila è divisa in quattro quarti, una divisione del tutto originale per le città dell’epoca.
La disposizione dei rispettivi fiumi, Cedron e Alterno, che fiancheggiano le due città sembra identica.
Molte anche le similitudini tra due importanti costruzioni: la piscina di Silo a Gerusalemme, e la fontana delle 99 cannelle, entrambe opere di ingegneria idraulica adiacenti ad una porta muraria costruite nella parte più bassa della città.

Lo stesso numero 99 che così tante volte ricorre nella storia de l'Aquila, è ricco di rimandi al mondo cristiano e alla città di Gerusalemme.
99 sono le lampade ad olio che bruciano ininterrottamente, notte e giorno, nelle grotte vaticane dove sono ospitate le tombe dei Papi.
9 erano i Templari che scavarono per 9 anni nel Tempio di Salomone.
E la stanza segreta in cui si supponeva fosse l’Arca dell’Alleanza misurava 9 x 9 m.
L’ordine dei Templari fu istituito nel 1099.
99.16 è il numero delle lunazioni che si verificano nel corso di 8 anni alla latitudine de l’Aquila.
Le coordinate geografiche della città sono: latitudine 42”21’ (la cui somma 4+2+2+1= 9), longitudine 13”23’ (somma 1+3+2+3= 9).

Gerusalemme ha come numero 66, il valore numerico corrispondente alla parola Dio. L’Aquila, è la sua copia occidentale, progettata con i punti cardinali topograficamente invertiti, così come invertendo 66 si ha 99.

Sempre nella topografia delle due città si osservano delle corrispondenze davvero singolari: il Monte del Tempio a Nord di Gerusalemme rispecchia la posizione a Sud della Chiesa di Santa Giusta a l’Aquila, così come speculari sono le collocazioni dell'aquilana Basilica di Collemaggio voluta e costruita da Celestino V e del Monte degli Ulivi di Gerusalemme.

Papa Celestino V e l'edificazione della Basilica di S.Maria di Collemaggio
Il 4 aprile del 1292 moriva Papa Niccolò IV, in un periodo di forte crisi della Chiesa a causa del nepotismo e della simonia (la vendita delle cariche ecclesiastiche), tanto che passarono più di due anni per la nomina del nuovo Papa. La scelta cadde su Pietro da Morrone, che il 5 luglio 1294 fu incoronato Papa Celestino V, all’età di 74 anni. Per molti, le ragioni che portarono alla sua elezione erano legate proprio alla veneranda età del Pontefice, e alla sua presunta malleabilità, caratteristica che però fu presto smentita dalle sue scelte e dalla fermezza delle sue decisioni.
Ma cosa lega Papa Celestino V al cosiddetto “mistero” dei Templari?

Nato vicino ad Isernia, nel 1210, Pietro da Morrone – futuro Papa Celestino V - entra giovanissimo in convento. Divenuto frate benedettino, si rifugia presto sul Morrone per vivere da eremita e fondare la Congregazione dei poveri eremiti morronesi.
Nel 1274 per difendere la sua Congregazione dallo scioglimento, decide di andare fino a Lione dove sta per svolgersi il Concilio voluto da Papa Gregorio X. Un viaggio duro, 1000 km in pieno inverno, che forgia e segna per sempre la sua vita. E' qui infatti che Pietro da Morrone incontra i Templari, soggiornando per due mesi in una loro maggione che poi diverrà convento celestiniano. Sotto lo stesso tetto, c'era il gran maestro Giacomo di Bejau.
Probabilmente furono gli stessi Cavalieri Templari ad introdurre Pietro da Morrone al Papa Gregorio X che rimase così ammaliato dalla spiritualità dell'eremita da concedergli la Bolla di conferma dell'Ordine 46 giorni prima che il Concilio iniziasse.
E sembra che fu proprio in quest'occasione che i Templari strinsero un forte rapporto di fiducia con il futuro Papa Celestino V, un rapporto tale che li convinse ad affidare a lui la custodia di un tesoro unico per il quale un tempo era stata costruita persino una città.
Durante il suo rientro da Lione, lo stesso Pietro da Morrone racconta di aver incontrato un cavaliere, un angelo che lo avrebbe protetto. In un raro affresco, interdetto al pubblico nella Basilica di Collemaggio, compaiono proprio Celestino e l'angelo, con uno stemma, la croce rossa dei Templari.
Sulla via del ritorno dalla Francia, nel luglio 1274 Pietro si ferma a l'Aquila.
Durante un sonno ristoratore racconta di aver visto La Madonna la quale, in segno di riconoscimento per le grazie ricevute a Lione, gli chiede di costruire, proprio lì a l'Aquila, un Santuario a lei dedicato.
Pietro contatta allora subito il vescovo de l'Aquila, Niccolò da Sinistro per la costruzione di un monastero e di un imponente abbazia. Forse il sogno della Madonna è solo una leggenda, ma sta di fatto che in poco tempo Pietro trova le risorse e i progetti per edificare la propria basilica.

Nell'agosto 1288, la Chiesa di S. Maria in Collemaggio è consacrata, fatto straordinario se si pensa che sia stato un'eremita senza esperienza a guidare la realizzazione di un'opera così maestosa.
E' per questo motivo che molti credono che siano stati i Templari ad intervenire con i loro maestri d'opera e le loro conoscenze. Sembra infatti che essi avessero rinvenuto, nelle rovine del tempio di Gerusalemme, documenti relativi alle leggi divine dei numeri, dei pesi e delle misure, che avrebbero fornito solo ai fidati maestri costruttori di cattedrali.
Le cattedrali gotiche, che iniziarono a fiorire proprio nel 1128, l'anno di ufficializzazione dell'Ordine dei Templari, rappresentano dei veri e propri libri di pietra, ricchi di simboli, codici e conoscenze che solo agli iniziati è dato di comprendere.
L’influenza templare è d'altronde chiara e visibile nella basilica: nelle forme ottagonali che ricorrono e nei suoi due colori, espressione del dualismo cosmico rappresentato dai due cavalieri su un solo cavallo del loro sigillo.

L'elezione di Papa Celestino V
Nel 1293 Frà Pietro si ritira sull’eremo di Sant'Onofrio sperando di vivere in solitudine. L’anno seguente però, viene raggiunto da Carlo d'Angio’ re di Napoli, preoccupato per la situazione di stallo della Chiesa che da due anni mancava di eleggere un nuovo Papa. Su richiesta del re, Pietro scrive allora una lettera di esortazione ai padri conciliari che il 5 luglio 1294 lo eleggono Capo della Chiesa Cattolica.
Il 22 luglio, la notizia raggiunge l'interessato che, si racconta, manifesta come prima reazione l'istinto di fuggire, e solo dopo una lunga meditazione in preghiera decide di accettare la nomina a Papa Celestino V, scegliendo però di non recarsi mai a Roma.
Il 24 luglio parte dall'abbazia di Santo Spirito, a cavallo di un asinello, accompagnato dal re di Napoli e da suo figlio Carlo Martello, re d'Ungheria, per giungere dopo 3 giorni a l'Aquila dove, sul piazzale della Basilica di Collemaggio, viene incoronato Papa.

Come primo atto, istituisce la Perdonanza ossia la remissione dinanzi a Dio della pena temporale dei peccati: chiunque si sarebbe recato nella Basilica di Collemaggio in agosto, dai vespri del 28 al 29 giorno della sua elezione, avrebbe ricevuto il perdono dei peccati.
Ma Celestino, che non era affatto ingenuo, affida la bolla del Perdono alle autorità comunali sottraendola all'autorità ecclesiastica, tanto che ancora oggi è il sindaco della città a doverla leggere.

Sulla scia della Perdonanza celestiniana, il suo successore, Papa Bonifacio VIII, istituirà il primo Giubileo della storia.

Si dice che vivesse più da eremita che da Papa, lasciando il governo della Chiesa ad un collegio di tre cardinali, ma in realtà nei suoi 4 mesi di papato tenta di attuare profonde riforme nella Chiesa cattolica facendo una serie di azioni a tutela degli ordini che vivevano secondo il Vangelo (come i francescani, fino ad allora mal visti dalla Chiesa) e ripristinando le rigide leggi di Gregorio X per l'elezione del Pontefice, soprattutto per quanto riguarda la morte del Papa, e la rinuncia spontanea dell'Ufficio. Che sia stato questo un preludio alla sua futura decisione?
Il 13 dicembre 1294, Celestino fa atto di rinuncia delle vesti papali, per tornare ad indossare il suo saio da eremita.

Per molti, come scrisse lo stesso Dante per viltade fece il gran rifiuto, ma per molti altri invece, Frà Pietro aveva un compito più importante dello stesso papato.
Appena 3 giorni prima, il 10 era stato completato il trasporto della casa di Maria a Loreto, e per alcuni, la Basilica di Collemaggio, faceva parte di uno stesso disegno: la costruzione di cassaforti di pietra a custodia dei tesori dei Templari.

Lasciato il papato, Celestino V torna sul Morrone, dove pero’ è costretto prima a nascondersi e poi a fuggire, per sottrarsi agli ordini del nuovo Papa Bonifacio VIII che lo manda al confino nella rocca di Fumone, in una piccola cella, sottoposto ad una carcerazione terribilmente dura.

E il 19 maggio del 1296 quando il vecchio Papa eremita muore, per cause ancora sconosciute, per venire poi sepolto nella Basilica di Collemaggio.

L'ipotesi dell'assassinio del Papa, denunciata dall’Abate Generale della Congregazione dei Celestini nel 1630, rimane ancora oggi dubbia, sebbene rinnegata dalla Chiesa.

Ad aggiungere mistero nel 1988, la trafugazione delle spoglie di Celestino che per circa 24 ore furono in balia di sconosciuti che le fecero ritrovare nel cimitero di Rocca Passa, in provincia di Rieti.

Altro episodio oscuro, fu la ricognizione chimico-tossicologica dei resti subito dopo disposta dalle autorità ecclesiastiche, di cui però non rimane traccia, come ha ammesso anche il vescovo dell’Aquila.

Recenti scavi, hanno scoperto delle mura nel piano inferiore della Basilica, che testimonierebbero la presenza di stanze sotterranee segrete, in cui sarebbero custodite preziose reliquie: una spina della corona di Gesù, e l'indice della mano destra di San Giovanni Battista.
A conferma, il documento Schiffman del 1775 che elenca le reliquie in mano ai Templari, pone al primo posto, come massima reliquia della Cristianità, l'indice della mano destra di San Giovanni Battista, donata all'ordine dei Templari da Re Baldovino di Gerusalemme.

Per riassumere, nel 1274 Gregorio X indice il Consilio per ridurre gli ordini e i Templari temono l'unificazione con gli Ospedalieri. Nel 1307 Filippo il Bello cancella i Templari, accusandoli di eresia attraverso un processo pilotato. I Templari, consapevoli del pericolo, avrebbero affidato a Celestino V le loro preziose reliquie, che sarebbero poi state custodite in una città fortezza come l'Aquila.

É per questa ragione, che Celestino avrebbe abbandonato il Papato, per occuparsi di una missione per lui ancora più importante. Ma quale sarebbe questo segreto?
Forse il mitico tesoro del Tempio del Re Salomone...
non ci sono tracce certe, ma solo una chiara, visibile indicazione proprio sulla tomba del Papa: lo stemma del Re Salomone.